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#madeinwomanmadeinitaly
valorizza le Imprese Femminili, e offre strumenti culturali
sociali, ambientali per crearne di nuove.
Per una nuova economia al femminile.


Women in Business Act

Alla base del nostro saper fare c’è il IL WOMEN IN BUSINESS ACT: una panoramica sull’attuale condizione delle imprese femminili e il nostro ruolo di supporto nell’internazionalizzazioneCome Stati Generali delle Donne e come Sportello Donna, già della rete dei Bic e della rete europea Ebn, abbiamo dal 1997 attivato percorsi di formazione e di creazione d’impresa e nel 2005 siamo diventati Gender Incubator partecipando a molti progetti europei e ad attività congiunte con istituzioni, Università e Camere di Commercio.

Abbiamo realizzato studi ed attività sui territori dando vita a molte imprese femminili.

Le imprese femminili negli anni hanno sempre acquisito valore e sono aumentate di numero, anche durante la crisi del 2008.

In questo periodo di pandemia si è molto parlato di empowerment femminile, di formazione, di professioni del futuro, di riequilibrio del sistema economico con l’aumento delle percentuali di donne presenti nel mercato del lavoro, di equità e di opportunità.

Nella versione finale le donne sono state inserite PNRR nel capitolo “Inclusione e coesione”. E già sul significato della parola “Inclusione” abbiamo aperto un dibattito.

Nel Piano nazionale di ricostruzione e resilienza è stata alla fine anche inserita la VIG valutazione di impatto di genere, dopo la recente forte azione del Parlamento Europeo sulla spinta dei movimenti della società civile. Nelle Country Specific Recommendations del 2020, nell’ambito dell’esercizio del Semestre europeo, la Commissione Europea aveva di nuovo ricordato all’Italia, le disparità economiche e sociali e il divergente potenziale di competitività, ponendo forte attenzione anche sull’integrazione nel mercato del lavoro delle donne.

La disuguaglianza di genere limita il potenziale contributo delle donne alla crescita economica del Paese; la sua natura trasversale richiede un’ottica e una politica multidimensionali e intersettoriali.

La parità di opportunità e di diritti va infatti realizzata contestualmente in diversi ambiti della vita economica e sociale: dall’occupazione alla remunerazione, all’istruzione, al bilanciamento tra impegni familiari e lavorativi, fino a toccare il tema purtroppo ancora drammatico della violenza di genere. Condizione essenziale per progredire sul piano di un’effettiva e sostanziale parità di genere è innalzare l’occupazione femminile, sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo. I dati e gli indicatori italiani, europei e mondiali ci relegano come fanalino di coda per occupazione giovanile e femminile. Sembra un percorso finalmente illuminato dalla consapevolezza dell’esigenza di un approccio integrato e di un’azione da svolgersi su più fronti, ma le misure concrete individuate nel PNRR sono molto poche e soprattutto manca una visione femminile nelle linee di azione descritte.

Se leggiamo con attenzione tutti gli interventi inseriti nelle missioni ricerca o mobilità sostenibile, ma anche sanità, non troviamo traccia di una visione che possa realmente favorire il superamento dei gap sofferti in Italia dalle donne per una loro piena partecipazione alla crescita economica del Paese.

Criticità

– Le donne ad oggi sono ancora emarginate dalle competenze maggiormente utili per lo sviluppo delle professioni del futuro che nella stragrande maggioranza dei casi non posseggono, sono escluse dalla definizione degli algoritmi che governano e sempre più governeranno la transizione digitale. Occorre pensare alla formazione necessaria per favorire il processo verso la transizione ecologica e la digitalizzazione, affinché poi le donne non siano nuovamente escluse dai nuovi scenari che si stanno prefigurando

– L’economia della cura dove attualmente le donne sono più presenti non è trattata come filiera strategica né gli si riconosce un ruolo primario nello sviluppo anche della competitività del Paese tale da meritare una sua propria strategia di azione che possa anche innalzarne prestigio sociale e salari.

Denatalità, una società che invecchia e che fino a prima della pandemia non sapeva fermarsi a valorizzare questa fase della vita sempre più presente nella nostra società, che non ha respiro di futuro perché non sostiene la possibilità di una scelta per la maternità, inscindibilmente legata non solo agli asili nido e alle strutture sociali ma anche all’occupazione femminile di qualità essendo le donne mediamente più istruite degli uomini, non può essere una società che ambisce ad una “generazione futura”. Dare visibilità al tempo della cura per uomini e donne, declinare l’equilibrio di vita guardando a tutte le componenti che contribuiscono a determinarlo, è elemento essenziale della ricostruzione se abbiamo appreso qualche lezione da questo periodo di emergenza sanitaria.

– Passando all’analisi delle politiche pubbliche che hanno in passato offerto sostegno alle donne per inserirsi costruttivamente nei processi produttivi contribuendo alla crescita economica del Paese, riprese recentemente dalla legge di bilancio ed anche dal PNRR, possiamo soffermarci solo sull’imprenditoria femminile.

Le donne hanno un potere generativo

“L’imprenditoria femminile è uno dei settori strategici da promuovere, sia per lo sviluppo del Paese che per il raggiungimento di un pieno empowerment femminile anche nel contesto lavorativo” ma i dati….

I dati: Resilienti, tenaci, pronte anche più degli uomini a mettersi in gioco. È la foto del milione e 340mila imprese guidate da donne, che emerge dal IV Rapporto sull’imprenditoria femminile, realizzato da Unioncamere. Queste imprese, che sono il 22% del totale, negli ultimi 5 anni sono cresciute a un ritmo molto più intenso di quelle maschili: +2,9% contro +0,3%. In valori assoluti l’aumento delle imprese femminili è stato più del triplo rispetto a quello delle imprese maschili: +38.080 contro +12.704. In pratica, le imprese femminili hanno contribuito a ben il 75% dell’incremento complessivo di tutte le imprese in Italia, pari a +50.784 unità. Anche se ancora fortemente concentrate nei settori più tradizionali, le imprese di donne stanno crescendo soprattutto in settori più innovativi e con una intensità maggiore delle imprese maschili. In quali settori?  il caso delle Attività professionali scientifiche e tecniche (+17,4% contro +9,3% di quelle maschili) e dell’Informatica e telecomunicazioni (+9,1%,contro il +8,9% delle maschili).

Dove? Lazio (+7,1%), Campania (+5,4%), Calabria (+5,3%), Trentino (+5%), Sicilia (+4,9%), Lombardia (+4%) e Sardegna (+3,8%) le regioni in cui le aziende al femminile aumentano oltre la media. In termini di incidenza territoriale, sul totale delle imprese, al vertice della classifica si incontrano tuttavia tre regioni del Mezzogiorno (Molise, Basilicata e Abruzzo), seguite dall’Umbria, dalla Sicilia e dalla Val d’Aosta.

Di fronte al Covid, però, molte aspiranti imprenditrici devono aver ritenuto opportuno fermarsi e attendere un momento più propizio. Tra aprile e giugno, infatti, le iscrizioni di nuove aziende guidate da donne sono oltre 10mila in meno rispetto allo stesso trimestre del 2019. Questo calo, pari al -42,3%, è superiore a quello registrato dalle attività maschili (-35,2%). Anche per effetto di questo rallentamento delle iscrizioni, sul quale ha inciso il lockdown, a fine giugno l’universo delle imprese femminili conta quasi 5mila unità in meno rispetto allo scorso anno.

In totale 10.000 imprese in meno, unica eccezione è l’Umbria.

E le giovani? Le giovani imprenditrici, la cui spinta a fare impresa deriva in misura maggiore rispetto agli uomini dal desiderio di valorizzare le proprie competenze ed esperienze professionali (24% contro 21%), danno lavoro di più ai laureati (41% contro 38%) e intessono rapporti più stretti e frequenti con la comunità territoriale (il numero medio di stakeholder con i quali l’impresa giovanile femminile intrattiene rapporti è pari a 3,81, contro 3,58 dei coetanei uomini).

Cosa è stato fatto finora?

  1. a) A livello sovranazionale, l’interesse ad intervenire con politiche pubbliche dedicate a tale tema si ritrova nella Piattaforma d’azione di Pechino (1995) che sostiene il notevole ruolo dell’imprenditoria quale leva per attivare l’empowerment delle donne: visione ancora oggi valida per i paesi sviluppati e per quelli in via di sviluppo
  2. b) La Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni (COM/2020/152) del 5 marzo 2020 esorta gli Stati membri a realizzare un’economia basata sulla partecipazione delle donne alla vita economica e sociale anche attraverso il sostegno alla creazione e allo sviluppo d’impresa, tenuto conto che “emancipare le donne nel mercato del lavoro significa anche offrir loro la possibilità di affermarsi come investitrici e imprenditrici”
  3. c) L’approvazione del Piano d’azione del Pilastro sociale europeo dello scorso 3 marzo mette in risalto la necessità di innalzare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro
  4. d) Nel settore della ricerca e dell’innovazione, la Commissione ha introdotto nuove misure per rafforzare la parità di genere nell’ambito di Horizon Europe, ad esempio la possibilità di chiedere un piano per la parità di genere a chi volesse accedere al programma e promuoverà un’iniziativa volta ad aumentare il numero di start-up tecnologiche guidate da donne
  5. e) Vi saranno inoltre opportunità di finanziamento per aumentare le conoscenze imprenditoriali e la partecipazione delle donne al processo decisionale e investire nello sviluppo di servizi di base nelle zone rurali nell’ambito della politica agricola comune
  6. f) Per promuovere l’emancipazione femminile è previsto un nuovo invito rivolto specificamente alle donne nell’ “economia blu” nell’ambito del prossimo Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca per il periodo 2021-2027.
  7. g) Una strategia per la diversità è prevista nel programma Erasmus+

In Italia: Legge di bilancio 2021

Poco si è fatto finora sul piano nazionale pur considerando l’istituzione nell’ultima legge di bilancio del Fondo per l’imprenditoria femminile, assolutamente apprezzabile ma talmente sotto finanziato, appena 40 milioni di euro, da imporre scelte conservative che in nessun modo possono davvero sostenere il superamento dei gap attuali. Nella azione del Mise a sostegno delle PMI ci sono tre assi di intervento sui quali concentrarsi:

  • incentivi alle imprese sotto forma di prestiti e contributi, con un’azione a favore delle startup femminili
  • sensibilizzazione culturale per ‘far capire’ nella società il valore dell’impresa femminile
  • azioni di assistenza tecnica alle imprenditrici per aiutarle a fare impresa.

Il PNRR, con 400 milioni di euro stanziati non declina per ora nessun elemento distintivo nelle missioni ricerca, mobilità e salute utile ad un ridisegno del posizionamento dell’impresa femminile nelle filiere più promettenti di sviluppo, né per la valorizzazione di quelle inserite in settori più tradizionali come quello della cura, settore che resta privo di una strategia innovativa di rilancio.

Né si rintraccia, quando si parla di Istituti Tecnici Superiori, una menzione diretta all’inserimento in questi percorsi delle ragazze o di azioni precoci per indirizzarle verso percorsi universitari STEM o a strumenti efficaci per promuovere le start-up femminili con capitale paziente e strumenti finanziari innovativi.

Manca infine un ragionamento sulla dimensione delle imprese femminili che sono sottodimensionate ed è necessario realizzare filiere per permettere loro di attivare percorsi di internazionalizzazione.

Sulle politiche urbane abbiamo attivato il progetto Città delle Donne per ridisegnare le città con lo sguardo delle donne, in quanto la mobilità urbana e lo sviluppo urbano sono strategici per l’occupazione femminile dipendente, ma anche per l’incremento dell’impresa femminile ancora fortemente legata al settore commerciale.

Cosa fare?

Superare le differenze, immaginare che non esiste più solo una contrapposizione Nord e Sud, esistono le 4 Italia dove introduciamo le Città con il loro ruolo rigenerativo e le Aree interne con i borghi, da valorizzare. Esiste un Sud del Nord, come stiamo rilevando nelle provincie di Pavia, Mantova, Cremona, Lodi della Lombardia e, si rilevano tassi di inattività e di disoccupazione oltre ad una diminuzione della propensione alla creazione d’impresa.

Riformulare i Centri per l’impiego e introdurre percorsi di orientamento per la ricerca attiva del lavoro ed anche orientamento alla scelta imprenditiva.

Lavorare su un modello mediterraneo; in questo scenario ci interessa cercare di capire come possa emergere un modello mediterraneo di creazione di impresa che tenga conto delle specificità e delle vocazioni territoriali che ogni territorio esprime nello scenario del Green Deal europeo, ed utilizzando più risorse dei fondi messi a disposizione per la NGEU, creando un ecosistema con tanti soggetti che partecipano al rilancio dell’Italia

Coinvolgere le Scuole e le Università per creare nuova imprenditoria dove far emergere originali visioni imprenditoriali e testimoniare l’impegno, le sfide, le soddisfazioni, i successi, l’entusiasmo di una modalità di fare formazione innovativa, attiva, pratica, digitale, che orienta e prepara al futuro

Adottare un diverso approccio all’accesso al credito tenendo conto anche dei nuovi strumenti messi a disposizione dalla finanza etica con il nuovo regolamento del marzo scorso

Richiedere strumenti per le imprese al femminile, erogazione di servizi reali alle imprese.


LEGGI IL DOCUMENTO: Imprese femminili, motore del rilancio dell’economia